Spes contra Spem 2015: intervento di Francesco Garofalo

 

L’ATTUALITA’ DELL’OPERA E DELL’AZIONE DI GIORGIO LA PIRA

NELL’ATTUALE CONTESTO STORICO

  di Francesco Garofalo


Quest’anno Giorgio La Pira avrebbe compiuto centodieci anni: forse troppo per un essere umano. Eppure, nonostante tutti questi anni e nonostante fosse morto già nel 1977, il suo pensiero è sempre attuale soprattutto in questo momento storico in cui tanti sono i focolai di guerra in tutto il mondo.

Così risuonano di grande attualità le parole che il Sindaco di Firenze La Pira pronunciò sessant’anni fa, all’Assemblea della Croce Rossa del 1954: “Le generazioni attuali non hanno il diritto di distruggere una ricchezza che è stata loro affidata, ma che appartiene alle generazioni future! Si tratta di beni che derivano dalle generazioni passate e di fronte ai quali le presenti rivestono la figura giuridica degli eredi fiduciari: i destinatari ultimi di questa eredità sono le generazioni successive (…) Tutte le città della terra … rivendicano unanimemente il loro inviolabile diritto all’esistenza: nessuno ha il diritto, per qualsiasi motivo, di distruggerle”. “Quindi –aggiungeva Mario Primicerio, Presidente della Fondazione La Pira, al Convegno di Valmontone di dieci anni fa – le città non vogliono morire; le città non possono morire; le città non devono morire”.

Ecco l’attualità di La Pira: i  muri crollano, ne crolleranno altri e, mentre ci dedichiamo ad abbattere i muri, bisogna dedicarsi alla costruzione dei ponti: ponti di dialogo, di confronto, di futuro.

Di fronte a tutto questo il Sindaco di Firenze rilancia la responsabilità delle classi dirigenti, che non sono affatto esentate dal rispetto delle regole morali: “Ecco una verità spesso obliata: la legge morale – dirà La Pira – è una sola; vale per i privati e vale, e con più peso,  per gli uomini che hanno la direzione della cosa pubblica: come agli uni, così agli altri (e con più rigore) è vietato l’assassinio, il furto, la menzogna, l’inganno, ecc.; come agli uni, così agli altri è fatto obbligo di serbare fede alla parola data, di soccorrere il povero e l’oppresso, di fare giustizia con animo imparziale e così via. Il machiavellismo è cosa moralmente cattiva per gli uni e per gli altri. Queste verità semplici come la luce, eterne come Dio da cui procedono, dovrebbero essere oggetto di continua meditazione da parte degli uomini cui incombe la responsabilità della cosa pubblica”.

Ritorna l’attualità di La Pira in un momento storico in cui la corruzione è salita alle stelle e tocca ogni ambito del vivere sociale e politico. La Pira ci richiama all’essenzialità delle cose, alla solidarietà, al porre al centro tutto il genere umano. E’ un richiamo che ci tocca tutti, che ci richiama tutti a guardare con attenzione i diversi problemi, per studiare le soluzioni opportune. In particolare, l’attualità di La Pira interpella tutto il mondo cattolico che vive al suo interno una forte frammentazione e che pure è chiamato oggi a riproporre una visione politica del mondo, un pensiero politico che riproponga al centro di ogni politica lavoro e povertà, le due emergenze su cui non c’è convergenza e non ci sono proposte politiche capaci di proporre delle soluzioni pratiche.

Il pensiero di La Pira ci invita allora a ripensare la stessa presenza dei cattolici in politica, a porre la questione di una nuova classe dirigente capace di farsi carico dei problemi della gente, di focalizzare i problemi del genere umano e proporre le giuste soluzioni riposizionandoci sulle linee dell’Evangelii Gaudium e sull’enciclica Laudato si. La Pira, infatti, sui problemi dello sviluppo assunse le linee dell’enciclica “Populorum Progressio”, andando anche al di là di essa Oggi, riprendendo quelle linee di pensiero, abbiamo la necessità di ricalibrarci, tenendo presente il pensiero che Papa Francesco ci offre ogni giorno e che ci da la possibilità di qualificare ulteriormente il nostro impegno.

In tal senso, siamo chiamati a riproporre il lavoro al centro di tutto, perché da esso passa la dignità di ogni uomo e ogni donna. A Campobasso, infatti, Papa Francesco ci ha detto, lo scorso 5 luglio, che “Non avere lavoro non è soltanto non avere il necessario per vivere, no. Noi possiamo mangiare tutti i giorni: andiamo alla Caritas, andiamo a questa associazione, andiamo al club, andiamo là e ci danno da mangiare. Ma questo non è il problema. Il problema è non portare il pane a casa: questo è grave, e questo toglie la dignità! Questo toglie la dignità. E il problema più grave non è la fame – anche se il problema c’è. Il problema più grave è la dignità. Per questo dobbiamo lavorare e difendere la nostra dignità, che dà il lavoro”.

Sì, dobbiamo combattere affinchè ciascuno abbia un lavoro che gli dia il giusto per vivere, ma anche e soprattutto che gli dia la dignità. La Pira si è occupato spesso dei problemi dei lavoratori, da Sindaco e da Sottosegretario al Lavoro. Famosa è rimasta la questione della Pignone, nel gennaio 1954, quando, da Sindaco, salvò gli operai dalla disoccupazione, convincendo il suo amico, Enrico Mattei, Presidente dell’ENI, ad acquistare la fabbrica salvandola dalla chiusura.

Più tardi, il Nuovo Pignone sarà coinvolto nell’impiantistica del settore petrolifero, assumendo un ruolo di eccellenza internazionale nel settore dei compressori e delle turbine. Oggi, allora, dobbiamo riproporre un nuovo modello di sviluppo che ci porti a privilegiare il progresso sociale, la solidarietà e la partecipazione democratica, e che riconosca il primato di Dio: “soltanto grazie al primato riconosciuto a Dio – scrive mons. Mario Toso – è possibile una nuova condotta morale, una nuova scala dei valori, nonché il superamento delle dicotomie eclatanti dell’etica post-moderna che pregiudicano la visione di uno sviluppo umano integrale. Secondo una corretta visione dello sviluppo, l’economia e la finanza, pur essendo fondamentali in ordine ad un compimento umano non velleitario, non ne sono ancora i fattori più importanti e tantomeno gli unici”.

Un nuovo modello di sviluppo ha però bisogno di cristiani con le braccia alzate – come ci dice Benedetto XVI nella “Caritas in Veritate” – radicati in una forte spiritualità, come La Pira. Facciamo allora tesoro del suo insegnamento e concretizziamo un nostro impegno riproponendo una nuova visione politica capace di esprimere una progettualità che tenga conto dei problemi di questo momento storico.