Giorgio La Pira in Terra Santa

 

 

 

GIORGIO LA PIRA IN TERRA SANTA

P. Marco Malagola

 

E' una gioia e un privilegio per me trovarmi qui a Firenze in occasione della presentazione del libro di padre Marcello Badalamenti “Pellegrini dì pace” Francesco d'Assisi e Giorgio La Pira. Ciò che fa onore all'autore della pubblicazione è questo e cioè di aver abbinato due profeti come protagonisti di una appassionata storia di amore per la terra di Gesù. E di averla resa ancor più interessante con una ricchezza bibliografica veramente pregevole. Francesco d'Assisi e Giorgio La Pira in tempi e modalità diverse hanno inaugurato la diplomazia dell’amore e della pace. Due grandi appassionati ambasciatori di pace e seminatori di coraggio e di speranza.

Il sottotitolo del libro di padre Badalamenti:  Francesco d’Assisi e Giorgio La Pira in Terra Santa mette in evidenza due campioni storici della pace in Terra Santa: Francesco e La Pira. L'abbinamento e l'accostamento con Francesco d'Assisi è quanto mai felice e suggestivo. Viveva tra i domenicani come i domenicani, ma l’habitus era francescano. Colpiva l'estrema sobrietà della sua cameretta dove viveva presso il convento domenicano di San Marco a Firenze: un

Di Gesù si dice che Cafarnao era la sua città anche se sappiamo che Gesù è nato a Betlemme e parte della sua vita, l'ha trascorsa a Nazaret, ma la sua vita pubblica e il suo ministero Gesù li ha svolti in Galilea e di Cafarnao si dice che era la sua città. Di Giorgio La Pira si può dire la stessa cosa Firenze è stata ed è tuttora la sua città, diciamo la sua città di adozione. A Firenze infatti Giorgio La Pira ha trascorso la maggior parte della sua vita svolgendo la sua attività come professore universitario, poi come sindaco, come politico e poi ancora come cittadina del mondo. Eletto deputato nel 1946,è uno dei Padri della Costituzione della Repubblica italiana dando un apporto decisivo nel formulare i principi fondamentali che la ispirano.

La Pira non aveva confini. Era universale come San Francesco. Personaggio di livello internazionale, aveva fatto di Firenze il centro propulsivo di iniziative di pace e di collaborazione fra i popoli. Noti i Convegni per la Pace e la Civiltà cristiana, i Convegni dei sindaci delle capitali del mondo, i Colloqui del Mediterraneo per incontrare le nazioni della triplice famiglia di Abramo: ebrei, cristiani, musulmani Ma quanti personaggi di valore, cari amici fiorentini, ha avuto Firenze negli anni del dopoguerra: penso al Cardinale Elia della Costa, a Don Bensi, a Dan Facibeni, al Priore di Barbiana, Padre Balducci, Divo Barsotti e altri. Firenze deve alzare la bandiera. e andare avanti alla scuola di questi grandi fiorentini.

Passano gli anni, le mode, le abitudini, passano le strategie e i sistemi politici, ma La Pira rimane nei cuore di tutti e risuona, ancora oggi alto il suo messaggio. Il Professore ha avuto notorietà mondiale specialmente negli anni cinquanta, sessanta e settanta, quale sindaco di Firenze, il “sindaco santo” come lo chiamava la "povera gente" di cui era stato per tutta la vita un fedelissimo amico. Chi l'ha conosciuto e gli è stato vicino, non può dimenticarlo.

La mia amicizia con Giorgio La Pira risale agli anni del mio servizio alla Segreteria di Stato, ossia dal 1959 al 69. Erano i tempi del Concilio Vaticano II  e dell'immediato post-Concilio. Di Giorgio La Pira rivive la vivacità del suo sguardo e del suo permanente sorriso che rivelavano la forza spirituale di questo cristiano veramente eccezionale Aveva quel suo originalissimo modo colloquiale e gesticolare - era siculo - niente affatto professionale e molto spontaneo, solcato da battute, interrogativi, pause, capaci di coinvolgere il pubblico o suo diretto interlocutore. Era un piacere ascoltarlo. Io ne ho profondamente subito il suo fascino che non si è ancora spento, e continua tuttora a offrirmi lezioni da vita e da santità.

Ero solito incontrare La Pira ogni volta che veniva di tanto in tanto in Segreteria di Stato per conferire con il Sostituto Mons. Angelo Dell’Acqua di cui io ero segretario. Ma non solo, ci si incontrava anche fuori. Mi parlava della situazione politica generale, dei suoi incontri e dei suoi progetti di lavoro. Era tutto fantasia, un vulcano di idee, un sognatore dai gesti concreti, una persona poliedrica e universale. Scriveva frequentemente ai Papi, a Pio XII, a Giovanni XXIII, a Paolo VI; li teneva al corrente della sua attività, dei suoi viaggi e dei suoi contatti con personalità di governo del mondo politico internazionale. Sono centinaia e centinaia le lettere che arrivavano puntualmente in Segreteria di Stato. Talvolta me li portava personalmente in convento perché le inoltrassi. Confesso che si faceva fatica a decifrare la sua grafia, ma ogni lettera era puntualmente accompagnata da una copia battuta a macchina. Già pubblicate le lettere a Pio XII, a Papa Roncalli; quelle a Papa Montini -spero- lo saranno presto.

Quando penso a Giorgio La Pira mi vien da sorridere. Lui sorrideva sempre. Si percepiva in lui la gioia prorompente della sua fede. La fede cristiana è una forza formidabile, sapete. Peccato che non sappiamo approfittarne; e magari la lasciamo dormire Mi contagiava con il suo sorriso. Era sempre di buon umore. Anche quando le cose non andavano bene. Anzi metteva di buon umore anche gli altri, e ci riusciva.

Ci fu un periodo relativamente lungo in cui Giorgio La Pira non godeva buona reputazione da parte di una ben intuibile classe dirigente ma anche da alcuni dei suoi stessi amici e colleghi parlamentari. Forse , chissà, si sperò  anche che  si mettesse da parte, ma nessuno poté accusarlo mai della benché minima disonestà politica. Fu accusato di dar vita a un "comunismo bianco". Giudizi del genere si rinvengono nei maggiori quotidiani indipendenti dell'epoca. Il suo strenuo impegno per la difesa del posto di lavoro in occasione della minacciata e poi avvenuta chiusura della "Pignone" che avrebbe comportato il licenziamento di circa duemila operai, suscitò rabbiose reazioni del mondo del capitale e industriale, seguite da  violenti attacchi attraverso la stampa. La lunga e sofferta “passione” di La Pira si concluderà,alla fine,  con la riapertura della "Pignone" e la conservazione  dei posti di lavoro. E così fu per altre ditte fiorentine.

La visione internazionale di Giorgio La Pira è stata. spesso considerata utopica e atipica. Lo si accusò di sognatore fuori della realtà a causa di certe sue interviste  e aperture al dialogo con Paesi comunisti, ritenute troppo azzardate da ambienti non soltanto politici e laici, ma pure  da certi ambienti vaticani. Al punto che. scrivendo al  Sostituto, della Segreteria di Stato, così si esprimeva:  "Caro Mons. Dell'Acqua, mi dica: "Che devo fare? Potrei anche ritirarmi a Camaldoli e sono pronto!" …Rammento  che, in occasione di una annunciata visita di La Pira in Segreteria di Stato, il Sostituto Mons. Dell'Acqua, mi disse: "Padre Marco, la prego, all'arrivo del Professor La Pira, scenda al Porttone di Bronzo ad accoglierlo e accompagnarlo perché tutti qui in Vaticano vedano e sappiano che io gli voglio bene, lo stimo, lo sostengo,e lo ricevo  molto volentieri.

Ricordo che anche Giovani XXIII. non fu esente da attacchi da certi ben intuibili ambienti e organi di stampa. Si è  contestava al Papa “l’anticipato dialogo con la sinistra”. L'udienza con Adzhubei, direttore della Izsvestijae e genero di Kruscev non fu ben vista… Non mancarono critiche sia al di qua che al di là del Tevere. Lo si accusava di simpatizzare con il comunismo e di ingenuo cedimento nei suoi confronti. Attacchi scomposti e biliosi di cui Giovanni XXIII soffrì, e molto, in silenzio. (…) “Lasciamo stare - diceva ai suo segretario Mons. Capovilla, qualche giorno prima della sua morte - L'importante è che non ci siamo fermati a raccattate i sassi che ci venivano buttati addosso, per rilanciarli”.

Era l'amico del profeta Isaia. La profezia di Isaia era alla base della sua interpretazione della storia. Sapeva alimentare, soprattutto nei giovani, interesse e passione per i grandi temi della convivenza umana. "Per La Pira la pace doveva essere costruita ad ogni livello della realtà umana: livello economico, sociale, politico, culturale e religioso". La storia sacra finalizza misteriosamente, me efficacemente la storia intera dei popoli e delle nazioni, diceva. C'è una strategia di Dio, una geografia di Dio, una storia di Dio. I popoli e le nazioni sono portatori dello stesso mistero religioso: popoli e nazioni cristiane; popoli e nazioni musulmane, popolo e nazione ebrea. Le tre civiltà a base monoteista alzano insieme la lampada della fede in Dio come luce essenziale per la famiglia umana. La Pira pensava che la pace di Israele e della Palestina, la pace di Gerusalemme e della Terra Santa non è una pace, ma è la Pace in assoluto, e questo avverrà soltanto quando si avrà il coraggio di superare le lacerazioni, le vittorie, le sconfitte che hanno dominato la storia degli ultimi duemila anni, quando si avrà il coraggio di riconoscerci appartenenti alla comune paternità di Dio e sentirci così tutti figli del Dio unico che adoriamo: il Dio di Abramo! “Non ci sarà pace nel mondo finchè non ci sarà pace a Gerusalemme” ripeteva spesso La Pira.

La spiritualità lapiriana della pace parte dal dovere cristiano che è quello di lavorare per la pace, di ricercare la fraternità di tutti i popoli. “Saranno i popoli uniti quelli che, alla fine sapranno imporre la propria presenza ai governi che dirigono” soleva dire. Quest’uomo di Dio profeticamente e più concretamente che mai, ha elaborato soluzioni e strategie chiare e ancora oggi validissime. Israele e il mondo arabo lo hanno più volte riconosciuto: lo hanno affermato i capi di quei popoli usando addirittura le stesse espressioni di La Pira. Si pensi a Ben Gurion, a Sadat e a Rabin, per fare tre nomi di un elenco che potrebbe essere lunghissimo.

La visione lapiriana sul Medio Oriente e su Gerusalemme come via e città di unità, sostenuta da La Pira attraverso viaggi in Egitto, Libano, Siria, Giordania, Israele potrebbe ancora oggi rappresentare una road map, un preciso sentiero verso la pace di fronte ai nuovi conflitti e alla preoccupante escalation di violenza internazionale dei nostri giorni. La motivazione dei suoi viaggi in Medio Oriente, dove era davvero di casa, gradito agli uni e agli altri, è sempre stata per scongiurare la guerra e per contribuire alla pacificazione dei due popoli in Terra Santa.

Chi ha conosciuto Giorgio La Pira sa che scriveva come credeva. Chi non l'ha mai conosciuto ed appartiene alle più giovani generazioni godrà nell’intrattenersi e conversare con lui, attraverso questo interessante lavoro dl padre Marcello Badalamenti, allietandosi, alla fine, dopo aver percorso tutte queste pagine, di aver intrecciato amicizia non con un politico cristiano di altri tempi, bensì con un politico di ogni tempo, perché Giorgio La Pira non è assolutamente una personalità consegnata al passato. Perché Giorgio La Pira non invecchia mai!

La Pira lo si può pregare perché è un modello di santità. Uno dei modelli più alti di santità locale. Il processo di beatificazione è in corso. Non vediamo l’ora che venga presto il giorno meritatissimo della sua elevazione agli onori degli altari. Oggi abbiamo bisogno di profeti, di quelli che, come scriveva Giorgio La Pira, sono, in ultima analisi, i realisti veri.

La celeste Gerusalemme è ormai la sua patria. Da lassù La Pira prega e benedice la sua amata Città